mercoledì 8 dicembre 2010

il riso abbonda sulla bocca degli stolti

"Se vuoi un anno di prosperità coltiva del riso. Se vuoi dieci anni di prosperità pianta degli alberi. Se vuoi cento anni di prosperità istruisci degli uomini" - proverbio cinese

c'è sempre da imparare dai cinesi.

martedì 7 dicembre 2010

darWIN

Sapete, a volte mi sento inadatto. Proprio così. E il senso preciso in cui percepisco questa 'inadattezza' è forse più centrato dall'inglese unfitness. La natura ha deciso che i più adatti debbano andare avanti: 'survival of the fittest'. Inadatto.
Non c'è nulla da fare, la natura ha inserito la larva della competizione troppo all'interno della trama stessa dell'esistere, perché si possa avere la pretesa di eluderla, di scardinarla e di vivere per condividere qualcosa piuttosto che per vincere qualcosa. Perché semplicemente vivere è combattere per vincere. Chi prova diversamente, chi cerca di stare fuori dal gioco, nel gioco ci cade eccome, e perde.
Chi non riesce non dico a vincere, ma nemmeno a combattere per provarci...questo è la quintessenza dell'inadatto.
E se il mondo di oggi ha tanti pregi -- e di certo non è giusto vomitarci sopra, come spesso si è tentati, chissà perché, di fare, con la sconfinata abitudine di vantarsi delle proprie sfortune -- ha però il difetto di aver reso vani tutti i tentativi che finora gli uomini (o alcuni uomini) hanno fatto per abitare un mondo nel quale il principio non fosse che è il più forte ad avere sempre la meglio. Discorso banalotto, lo so, ma da quando in qua banale è sinonimo di sbagliato? Anzi, credo che bisognerebbe avere il coraggio di
affrontare di più le questioni 'banali', piuttosto che incunearsi nei meandri della 'cervelloticità' e dell'intellettualismo.

Dunque, la società ha seguito quel principio di adattamento, per cui c'è chi vince e chi perde, e vincere è meglio. Si potrebbe obiettare su ciò. Si potrebbe dire che le possibilità oggigiorno per i più 'deboli' o per coloro che stanno più in basso nella scala sociale sono infinitamente più alte che in passato. E' vero, ma -- a ben guardare -- questo non ha scalfito il principio in sé, semplicemente è cambiato il concetto di 'debole' e sono cambiati, in parte, i mezzi con cui si scala la montagna del successo e in genere dell'essere un buon cittadino.
Ma il principio è sempre quello: tutti giocano, molti perdono, pochi vincono.

Non c'è nulla di male né di bene in questo, è così e basta. No, scusate ma non sono d'accordo, c'è di male e molto. Ed è qualcosa che si sente, dentro, qualcosa che stride, qualcosa che suona male, una dissonanza, un'alterazione.

sabato 4 dicembre 2010

gustar(t)e

E' sabato. Dovrei studiare, lavorare, preparare domande...un sacco di cose insomma. Invece sono qui seduto sul letto con il computer in braccio, ad ascoltare canzoni che farei meglio a non ascoltare. belle però. e non è bello quando le cose belle, sono brutte. Ma non è di questo che volevo scrivere.

In realtà volevo continuare quel discorso sulla musica, ma mi è passata la voglia. Per cui farò (di nuovo) parlare qualcun altro in merito...e magari poi ripartirò da questo commento, sì, mi piace così. Intanto ecco qua:

"All'idea che il compositore crede di aver attinto qualche cosa di artistico corrisponde il fatto che quella musica non offre gran che a chi ascolta. Io ho un altro atteggiamento: anche se la maggior parte della gente non ama quello che faccio, quelli a cui piace si divertono; non la consumano perché è arte, ma perché ci provano gusto"

Questo è Frank Zappa.
Alla prossima

sabato 20 novembre 2010

banda di maleducati

E' da qualche tempo che mi diletto nello studio dell'armonia, a tempo perso (brutta espressione per indicare il tempo dedicato a fare quel che fai solo perché ti piace). A ben vedere la parola studio è un po' esagerata, diciamo lettura. Il qualche tempo significa sostanzialmente da quando ero oltralpe, grazie soprattutto ad un amico e collega (peraltro lo stesso della frase citata sopra, anzi sotto), appassionato di musica (colta direbbe qualcuno) nonché molto competente e praticante. Grazie al fatto che i ragazzi che mi ospitavano avevano una tastiera (no, due; e una chitarra; e un bongo) -- cosa che qua manca, il che è un handicap non da poco. Grazie anche al mio (maledetto, sia ben chiaro) spirito di competizione, che ve lo dico a fare.

Sapete che c'è? che è un vero peccato. Provate un attimo a pensare: se la scuola, ossia se l'educazione pubblica, non vi avesse insegnato che cos'è la poesia, non vi avesse per lo meno detto di cosa parlava Montale, o anche solo che è esistito; pensate se non vi avesse insegnato la storia, non vi avesse accennato a Garibaldi, o Pericle..per lo meno per sapere che ci sono stati. Oppure se non vi avesse insegnato che cosa sono le equazioni, le funzioni (anche se poi forse le avete dimenticate) e che  giochini come questi, che sembrano inutili e noiosi, sono talemente potenti che è grazie ad essi che si fa più o meno tutto quel che si chiama progresso (ancora me ne stupisco). Pensate se non vi avesse insegnato che è esistito Shakespeare o se non vi avesse dato nemmeno un rudimento di inglese. Come vi sentireste?
Io mi sentirei come se mi incamminassi per andare a Bologna, a piedi, perché nessuno mi ha detto che esiste il treno, o l'automobile, o perfino la bicicletta. E questo per anni.
Non è proprio così -- diffidate delle metafore, soprattutto delle mie, non mi riescono mai bene -- ma rende un po' l'idea.

Così con la musica. Penso sempre di più che sia scandaloso, lo ripeto, scandaloso, che la scuola pubblica non fornisca almeno gli strumenti di base per poter capire e (quindi) apprezzare la musica. Perché è scandaloso? Provate a chiedere a cento persone di elencarvi le cose belle della vita, quelle per cui (ogni tanto) pensi che ne valga la pena. Scommetto che la musica sarà in questo elenco, e non molto in basso. E questo nonostante la maggioranza di questi cento non abbia alcuna cultura musicale.
E poi si arriva a 28 anni e, per un caso o per un altro, ci si rende conto che esiste un intero mondo, un intero linguaggio creato e raffinato appositamente per poter comunicare piacere e sentimenti, e che finora se ne è appena sfiorata la superficie (la musica "leggera" intendo, per quanto questa distinzione sia "a grana grossa", come tutte le etichette). E un po' ti senti di aver perso qualcosa, anche se un po' sei contento di doverla ancora scoprire.

[...pausa]

lunedì 15 novembre 2010

percorso

Ho letto questa frase sul blog di un amico, mi è piaciuta talmente che la voglio mettere pure qui (ma non andateglielo a dire, perché gliel'ho rubata ;)
Il primo giorno di scuola è sempre entusiasmante, ed anche la prima riunione del neonato gruppo di acquisto solidale, il primo giorno in cui si va a vivere insieme etc. Ma la costruzione di cose buone e migliori non si fa il primo giorno, si fa nel tempo, con pazienza, compromessi, ed una certa razionalizzazione del sentimento. Certo, poi ci vogliono anche le feste patronali, la vacanza a Parigi, i momenti in cui si riscopre perché si è iniziato un percorso. Ma il percorso non sono quei momenti.
vale un po' per tutto, credo, e non è male tenerlo a mente.

mercoledì 27 ottobre 2010

dargli spazio

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio.

Italo Calvino - le città invisibili