ieri sono stato a messa. ogni tanto ci provo, così, per vedere se magari mi succede qualcosa, se cambio idea, non so..la stessa cosa che faccio col cibo che non mi piace.
Niente, nonostante sia aperto alla spiritualità (credo,spero), io a stare lì a sentire e dire quelle robe proprio mi imbarazzo, per me e per gli altri: mi sento uno scemo, mi sembra una farsa --e sono convinto che lo sia, fatta così. Non ce l'ho con il rituale, a me piacciono molto i rituali, ma quelli belli e intelligenti, non quelli tristi e stupidi. triste soprattutto: mai un sorriso, una risata, un applauso: se il prete parla bene, eccheccavolo facciamoci un applauso! anche piccolino, ecchessarammai, un minimo di vita! no, è tutto morto.
è bello ritrovarsi insieme, condividere gli stessi valori ed avere un luogo e un motivo di ritrovo, questo è fantastico, davvero...ma non per starsene lì tristi a testa bassa a sentire delle banalità e a ripetere a macchinetta formule ormai prive di qualsiasi senso. un po' di divertimento! un po' di scambio umano!
Nota positiva. Durante la comunione, parte l'organo: era l'ouverture del guglielmo tell, rossini (qui sotto, la parte calma però --da 6:10 a circa 8:50-- non pretendiamo troppo). che forte!! ridevo, ed ero l'unico e mi sono anche dovuto sentire in imbarazzo.
esperimento fallito, ahimè.
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mercoledì 26 dicembre 2012
martedì 10 giugno 2008
Essere o non essere... religiosi
Con i piedi felpati (ma poi non tanto) voglio tornare sull'argomento (molto) spigoloso detto "e' sufficiente il fatto che il pensiero dell'esistenza di un Dio buono ecc... ci faccia sentire sereni, felici, rassicurati, perfino convinti della giustezza del pensiero medesimo, e' sufficiente questo per poter essere religiosi?"
Ricorderete che in un post precedente (lo trovate qui) ero arrivato alla (personale, ma molto sentita) conclusione che l'unica religiosita' che possa esistere deve essere di tipo fideistico. Con questo intendo che una persona razionalmente capisce che non puo' emettere giudizi, non puo' essere sicuro di nulla, in una parola non puo' "credere"; mentre lo puo' fare con una specie di volo pindarico, un salto nel vuoto, accettando di non cercare spiegazioni, ma semplicemente di vivere secondo religione e capendo dalla vita stessa che questa e' la vera vita, la giusta vita.
Tornando ora alla domanda, e' dunque sufficiente sentirsi religioso per poterlo essere? Non c'e' forse comunque una parte della testa che ti dice "guarda che questa convinzione interna che hai, questa serenita' che senti vivendo religiosamente non e' indice della rettezza della via che stai percorrendo, ma solo della comodita' di tale visione" (ma come parla questa parte della testa? Ditegli che siamo nel 2008!).
Qui casca l'asino! (almeno il mio). Ci sara' sempre la ragione a fare da guasta feste alla religione, non e' cosi' semplice disaccoppiarle e farle stare in due stanze diverse, dopo tutto la testa e' una sola (si spera).
Questo e' il punto in cui il mio ragionamento si ferma. Non trovo strade per andare avanti, sono bloccato qui. Magari potete aiutarmi voi?
Intanto voglio consigliarvi un libro (ehi potrei aprire una rubrica "libri consigliati", magari ci penso eh), da cui sono tratte piu' o meno tutte queste cose:
Questo e' il punto in cui il mio ragionamento si ferma. Non trovo strade per andare avanti, sono bloccato qui. Magari potete aiutarmi voi?
Intanto voglio consigliarvi un libro (ehi potrei aprire una rubrica "libri consigliati", magari ci penso eh), da cui sono tratte piu' o meno tutte queste cose:
come suggerisce il titolo, si tratta di una specie di monologo interiore dell'autore, che racconta della profonda crisi spirituale che lo ha "colpito" e gli ha cambiato totalmente l'esistenza.
Ciao a tutti!!
giovedì 7 febbraio 2008
Jingle Bells
A volte mi sembra davvero di avere perso un pezzo, mi dico "no, senz'altro c'è qualcosa che ti sfugge". Probabilmente è colpa mia, è una forma di ristrettezza mentale...ma a volte mi capita di chiedermi - specie la domenica quando sento le campane risuonare - ma davvero nel 2008 c'è ancora chi fa queste cagate?! Scusate la franchezza, ma io credo proprio che siano cagate.
Spiegatemelo voi: ma davvero chi si professa cattolico "crede" (forse ritornerò anche su questo modo di dire) in tutte quelle cose? Lasciando perdere l'antico testamento - che pure sta proprio lì, nella Bibbia e che, mi pare, ha ben poco in comune con i Vangeli - davvero si pensa che sia vero tutto quello che raccontano i Vangeli, il discorso del figlio di dio, la resurrezione, i miracoli?! Per non parlare delle varie lettere di Paolo e compagnia bella. Non so a voi, ma a me pare che - ad esempio - la storia degli UFO impallidisca di fronte a questa serie di stranezze.
Ma passiamo sopra anche a questo. Dopotutto, miracoli e figlio di dio a parte, Gesù diceva cose ragionevoli (vorrei sottolineare l'aggettivo), direi condivisibili e intelligenti.
Ma, arrivati a questo punto, che diavolo (tanto per rimanere in tema) c'entra tutto il resto? Non si potrebbe semplicemente "credere" in Gesù (e in dio) e cercare di seguirne gli insegnamenti senza tutto il resto? Cosa mi significa la messa? Cosa mi significa recitare a memoria cose che ormai hanno perso il loro significato da tanto che sono state ripetute? A cosa serve, davvero, la comunione? A cosa serve la Chiesa?
Quello che voglio dire è che essere religiosi è comprensibile, pensare che esista qualcosa oltre questa realtà è pure comprensibile, ma tutto il contorno francamente mi sembra davvero esagerato e non capisco bene come faccia a essere ancora in piedi.
Volgio dire, uno ha la sua testa per ragionare e, a meno che non ci sia veramente un'illuminazione divina che gli da una certezza interiore di quello che pensa - ma, converrete con me che questa situazione suona molto come un "è così e basta!" - analizza un attimo la situazione e capisce (questo è il punto dove forse mi manca quel famoso pezzo di cui parlavo all'inizio) che le probabilità che le cose siano davvero come dice l'ortodossia cattolica sono praticamente nulle (come dicevo prima è molto più ragionevole credere negli UFO). E' come lanciare un dado e dire "io 'credo' che si fermerà su uno spigolo", che mi signfica? Cos'è quel 'credo'? Se lanci un dado puoi dire che scommetti su una certa uscita (nessuno scommette su uno spigolo, che ve lo dico a fare), ma non puoi esserne sicuro ovviamente. Però i religiosi sono convinti di quello in cui credono - correggetemi se sbaglio - non ammettono possibilità di errore, non dicono "secondo me esiste Dio, ma posso sbagliarmi". Quindi, quel famoso pezzo che mi manca sta proprio qui.
So già quale potrebbe essere la critica più gettonata, "non puoi parlare di religione in questo modo, non è una cosa razionale, ci vuole fede". Ok, siamo giunti al punto. L'unica vera scappatoia (perdonatemi il termine) è questa del fideismo (ne accennavo anche prima): se davvero tutte queste cose sono "sentite" come verità interne (ma che significa??) allora non ha nemmeno senso parlarne...ma - di nuovo - non suona anche a voi come una scappatoia appunto?
Va bene, direi che mi fermo. L'obiettivo di sfinire il lettore è già raggiunto da tempo,credo che nessuno sia arrivato vivo fino a qui (a parte te, furbino/a, che sei saltato direttamente a vedere il finale...non si fa!). Quindi, salute a tutti, belli e brutti :)
Edit: ho trovato questo aforisma di Russell, che mi pare giusto giusto per l'argomento...ve lo piazzo qua.
Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c'è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che - posto che la mia asserzione non può essere confutata - dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente.
B. Russell
Spiegatemelo voi: ma davvero chi si professa cattolico "crede" (forse ritornerò anche su questo modo di dire) in tutte quelle cose? Lasciando perdere l'antico testamento - che pure sta proprio lì, nella Bibbia e che, mi pare, ha ben poco in comune con i Vangeli - davvero si pensa che sia vero tutto quello che raccontano i Vangeli, il discorso del figlio di dio, la resurrezione, i miracoli?! Per non parlare delle varie lettere di Paolo e compagnia bella. Non so a voi, ma a me pare che - ad esempio - la storia degli UFO impallidisca di fronte a questa serie di stranezze.
Ma passiamo sopra anche a questo. Dopotutto, miracoli e figlio di dio a parte, Gesù diceva cose ragionevoli (vorrei sottolineare l'aggettivo), direi condivisibili e intelligenti.
Ma, arrivati a questo punto, che diavolo (tanto per rimanere in tema) c'entra tutto il resto? Non si potrebbe semplicemente "credere" in Gesù (e in dio) e cercare di seguirne gli insegnamenti senza tutto il resto? Cosa mi significa la messa? Cosa mi significa recitare a memoria cose che ormai hanno perso il loro significato da tanto che sono state ripetute? A cosa serve, davvero, la comunione? A cosa serve la Chiesa?
Quello che voglio dire è che essere religiosi è comprensibile, pensare che esista qualcosa oltre questa realtà è pure comprensibile, ma tutto il contorno francamente mi sembra davvero esagerato e non capisco bene come faccia a essere ancora in piedi.
Volgio dire, uno ha la sua testa per ragionare e, a meno che non ci sia veramente un'illuminazione divina che gli da una certezza interiore di quello che pensa - ma, converrete con me che questa situazione suona molto come un "è così e basta!" - analizza un attimo la situazione e capisce (questo è il punto dove forse mi manca quel famoso pezzo di cui parlavo all'inizio) che le probabilità che le cose siano davvero come dice l'ortodossia cattolica sono praticamente nulle (come dicevo prima è molto più ragionevole credere negli UFO). E' come lanciare un dado e dire "io 'credo' che si fermerà su uno spigolo", che mi signfica? Cos'è quel 'credo'? Se lanci un dado puoi dire che scommetti su una certa uscita (nessuno scommette su uno spigolo, che ve lo dico a fare), ma non puoi esserne sicuro ovviamente. Però i religiosi sono convinti di quello in cui credono - correggetemi se sbaglio - non ammettono possibilità di errore, non dicono "secondo me esiste Dio, ma posso sbagliarmi". Quindi, quel famoso pezzo che mi manca sta proprio qui.
So già quale potrebbe essere la critica più gettonata, "non puoi parlare di religione in questo modo, non è una cosa razionale, ci vuole fede". Ok, siamo giunti al punto. L'unica vera scappatoia (perdonatemi il termine) è questa del fideismo (ne accennavo anche prima): se davvero tutte queste cose sono "sentite" come verità interne (ma che significa??) allora non ha nemmeno senso parlarne...ma - di nuovo - non suona anche a voi come una scappatoia appunto?
Va bene, direi che mi fermo. L'obiettivo di sfinire il lettore è già raggiunto da tempo,credo che nessuno sia arrivato vivo fino a qui (a parte te, furbino/a, che sei saltato direttamente a vedere il finale...non si fa!). Quindi, salute a tutti, belli e brutti :)
Edit: ho trovato questo aforisma di Russell, che mi pare giusto giusto per l'argomento...ve lo piazzo qua.
Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c'è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che - posto che la mia asserzione non può essere confutata - dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente.
B. Russell
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