mercoledì 24 giugno 2015
martedì 11 febbraio 2014
meritopazzia
giovedì 6 febbraio 2014
lasciatemi divertire
mercoledì 26 giugno 2013
+pietra+pietra+
Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan. – Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell'arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa. Polo risponde: – Senza pietre non c'è arco. (calvino_città invisibili)esempio carino per spiegare che un insieme di cose può essere di più di un insieme di cose, ossia la meccanica statistica del ponte. (questo piccolo esempio piacerebbe molto a hofstadter, che crede che la coscienza sia l'arco dei neuroni)
venerdì 8 febbraio 2013
oggetti smarriti
domenica 20 gennaio 2013
ognun per sé ed io per tutti
mercoledì 26 dicembre 2012
piccola messa solenne
domenica 9 dicembre 2012
inverno interno
Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noiopinione di kafka. non sono un fan degli aforismi, un po' perché spesso non dicono nulla ma lo fanno in un bel modo -- e allora ci si rimane abbindolati -- un po' perché sembra che se una cosa l'ha detta quello lì allora dev'essere vera. questo non toglie che a volte una frase possa piacere perché dice bene una roba che già abbiamo dentro, con cui siamo davvero d'accordo, che avremmo potuto anche dire noi, in qualche senso. Questa frase di kafka mi piace molto, e ancor di più quando mi prendo la libertà di leggere arte dietro a libro.
sabato 24 novembre 2012
correndo il rischio di essere banale--sempre avanti, a sinistra
giovedì 8 novembre 2012
sistema re ?
Poi, l'altro giorno (molto altro), mi si sono rotti gli auricolari. devo dire che io uso molto gli auricolari. c'è chi li usa poco, o niente, ma a me servono: per cui auricolari rotti è un problema.
ne ho comprato subito un altro paio. mentre lo facevo, però, mi sentivo in colpa. dopotutto si era rotto solo il filo. e mi è venuto in mente (bè, non proprio, è una di quelle robe che ce le avevo già in mente dalla rottura, ma non ci avevo pensato davvero) che quando ero più piccolo mi piaceva da matti armeggiare con auricolari (bè, una volta c'erano solo le cuffie) casse, jack e cose varie...e avrò sistemato decine di cuffie o auricolari. perché non stavolta? risposta confezionata: perché la società adesso è fatta così.
i motivi veri sono ovviamenti tanti: credo che il principale sia: una volta non avevo i soldi per comprarli subito nuovi, gli auricolari, e -semplicemente- mi arrangiavo. però, quella risposta confezionata -per quanto sembri un luogo comune- c'è. tanto è vero che poi, spinto dal solo spirito di competizione con me bambino, ho provato a sistemarli. non ci sono riuscito: gli auricolari moderni sono molto più complicati! ho pure cercato su internet ed ho trovato milleuna guide per riparare qualsiasi tipo di guasto potessi immaginare: bisognava bruciare i fili perché adesso ci mettono una pellicola isolante, eccetera eccetera...insomma, mi è passata la voglia: tanto vale davvero comprarne di nuovi. tutto questo per dire che un po' mi sono rassegnato ad accettare che quella tiritera sul buttare e ricomprare è un po' vera, è un po' intrinseca nel 'come vanno le cose' (il famigerato e famelico sistema).
poi ho fatto un po' l'equilibrista e ho provato a pensare se lo stesso meccanismo si può applicare alle relazioni personali: è vero che una volta i problemi si sistemavano e si andava avanti e adesso si butta e si ricomincia da capo?
mercoledì 25 luglio 2012
stationary figure
lunedì 16 luglio 2012
we build for eternity (?)
lunedì 28 maggio 2012
nomina sunt
venerdì 18 maggio 2012
il pacchetto e il regalo
sabato 12 maggio 2012
eros e thanatos
mercoledì 18 aprile 2012
alle prese con corsi e ricorsi di bellezza, e non
venerdì 2 marzo 2012
di madonne con bimbo e cappelli militari (ovvero un'opinione su artigianato e arte)
domenica 26 febbraio 2012
dalle stalle alle stelle
- no, ma se mi spingono ci cado.
ma non servono molte più parole, quelle due battute qui sopra spiegano giù tutto.
giovedì 22 dicembre 2011
non è sempre così semplice come si pensa, ma nemmeno mai
credo di aver capito che non è sempre così. che quando le cose si costruiscono per stratificazioni, per abitudini culturali eccetera, capita spesso che il risultato a cui si arriva --che poi non è un risultato, ma solo un punto intermedio-- sia completamente idiota, e lo si capisce al primo sguardo. ma le cose stanno così, e magari molti hanno interesse al fatto che stiano così, per cui così rimangono, per quanto idiote siano, anche se soluzioni migliori e banali ce ne sarebbero un milione.
applicazione:
lo dicono tutti, su tutti i giornali, per cui ormai siamo arrivati al punto in cui tutti quanti hanno capito e dunque --si spera-- cambierà qualcosa. ma che sia una cosa stupida, lo si capiva da subito: parlo delle società di rating, quelle che misurano la febbre delle banche e degli stati e ci dicono quali stanno bene e quali stanno male.
e fin qui, può passare. il punto assurdo è che queste società sono società per azioni, sono di proprietà di privati e molto spesso le fondazioni bancarie sono tra gli azionisti. dunque i problemi sono (almeno) due: 1.confusione tra controllore e controllato, ossia conflitto di interessi 2.questi ci devono guadagnare! (e qui si aprirebbe una valanga di discorsi a proposito di quali campi è giusto che siano gestiti a fini di lucro e quali no, ma lasciamo perdere) e non è che lo fanno di nascosto o illegalmente, tutti quanti sanno che sono società per azioni e dunque a scopo di lucro..ma quale senso può avere se un loro batter di ciglia può fare il bello e il cattivo tempo di una banca e perfino di uno stato?! quale logica c'è nel fatto di fare giudicare istituti e istituzioni da persone che lo fanno per guadagnare soldi?
non solo. avevo detto almeno due. un altro problema è che questi giudici, oltretutto, hanno pure sbagliato clamorosamente in casi come --e dici poco-- il fallimento di lehman brothers. dunque, anche ammesso che lo facciano in buona fede, non sono capaci..e che fanno lì ancora? perché ci crediamo ancora?
martedì 13 dicembre 2011
leggeressere
dove li si cerca questi motivi?
la prima opzione è cecarli in quel che si ha. magari sono triste perché sono basso, però ho dei bei capelli, dunque mi attacco ai capelli per 'dimenticare' la statura. questa è l'opzione più banale. ognuno ha dei punti deboli e dei punti di forza --(ci) si dice-- per cui se non sono bravo a calcio chi se ne importa, sarò bravo a scacchi.
a me questo sembra tanto una pezza. se sono triste perché sono basso, non dovrei risollevarmi con i capelli, dovrei risollevarmi cercando di capire che non dovrei essere triste perché sono basso. ossia: non credo che per avere dei punti stabili a cui aggrapparsi nei momenti difficili sia utile attaccarsi alle cose che si hanno (intese come cose che si toccano e talenti personali ecc..).
non posso essere contento perché ho dei bei capelli, perché questo significa che quello che li ha brutti è destinato ad una vita triste (se è pure basso lo abbiamo perso definitivamente).
quindi, quel che voglio dire --ma è più una domanda-- forse bisognerebbe trovare motivi per essere sereni *a prescindere* da quel che si ha e dalle proprie qualità. o forse essere contenti di quel che si ha, ma a prescindere da cosa e come sia.
capite cosa intendo? e se poi un giorno i capelli mi diventassero brutti? e se poi non sarò più bravo a giocare a scacchi? non solo, ma in questo modo basta incontrare qualcuno che ha i capelli (cioè il tuo punto forte) più belli dei tuoi, e vai in depressione. e la serenità diventa condizionata ad una gara ad essere più bravi e più belli degli altri: se si è sopra la media, si può essere contenti e sereni, altrimenti no.
è evidente che c'è qualcosa che non va.
è anche evidente che sto dicendo delle banalità, e cioè che è meglio essere sereni che non esserelo, a prescindere da quel che ci capita o che siamo. la cosa interessante sarebbe capire come farlo, e non lo so. ci sono fior fior di religioni e filosofie che ci hanno provato, forse bisognerebbe andare a guardarsi quelle, magari con un po' più di rispetto di quel che spesso gli si porta (parlo per me).
tuttavia, senza scomodare nessuna spiritualità, io credo che sia già di aiuto digerire bene questo, e cioè che è molto facile essere sereni se le cose vanno bene e altrettanto facile non esserlo quando vanno male, ma che si può cercare di prescindere un pochino da quel che succede e cercare di essere sempre più leggeri..semplicemente perché si sta meglio e perché, in fondo, pensando da dove veniamo e dove dobbiamo andare, forse vale la pena cercare di divertirsi, come d'altra parte dicono tutti quelli che già hanno vissuto.


