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mercoledì 26 giugno 2013

+pietra+pietra+

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell'arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo.
Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c'è arco.
(calvino_città invisibili)
esempio carino per spiegare che un insieme di cose può essere di più di un insieme di cose, ossia la meccanica statistica del ponte. (questo piccolo esempio piacerebbe molto a hofstadter, che crede che la coscienza sia l'arco dei neuroni)

domenica 9 dicembre 2012

inverno interno

Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi
opinione di kafka. non sono un fan degli aforismi, un po' perché spesso non dicono nulla ma lo fanno in un bel modo -- e allora ci si rimane abbindolati -- un po' perché sembra che se una cosa l'ha detta quello lì allora dev'essere vera.
questo non toglie che a volte una frase possa piacere perché dice bene una roba che già abbiamo dentro, con cui siamo davvero d'accordo, che avremmo potuto anche dire noi, in qualche senso. Questa frase di kafka mi piace molto, e ancor di più quando mi prendo la libertà di leggere arte dietro a libro.

martedì 8 novembre 2011

genio come un pesce

everybody is a genius. but if you judge a fish by its ability to climb a tree, it will spend its whole life believing that it is stupid ~a.einstein

¿è vero o ci suona bene solo perché ci fa pensare --a noi mediocri intendo-- di essere semplicemente mal impiegati o incompresi?

venerdì 5 agosto 2011

piccolo uomo

"il treno era quasi vuoto, a parte un'orda di casalinghe di lusso che andavano in città a spender soldi. Faceva senso vederle lì tutte uguali, come se fossero lo stesso modello di automobile ma di anni diversi: una aveva un prendisole bianco a strisce rose, un'altra un prendisole rosa a pois verdi. Tutte avevano i sandali e gli occhiali da sole firmati sui capelli pettinati più o meno allo stesso modo. L'ho trovato uno spettacolo un po' deprimente, perché avevo sempre pensato -- o sperato -- che gli adulti non fossero necessariamente schiavi dello stesso cieco conformismo di tanti miei coetanei. Ero sempre stato impaziente di diventare adulto perché pensavo che il mondo degli adulti fosse, be'...adulto. E che quando stavano insieme, gli adulti non facessero branco o si comportassero da stronzi, che per loro non fosse più il concetto di «in» e «out» a decidere le relazioni sociali, ma ormai cominciavo a capire che quel mondo era stupidamente brutale e pericoloso come il regno dell'infanzia."
un giorno questo dolore ti sarà utile--peter cameron

va bene, va bene...i soliti discorsi, avete ragione. però la sensazione descritta qui credo l'abbiamo avuta tutti una volta o l'altra: quella di capire, guardandosi indietro, che non esiste ''il mondo degli adulti'', che il tempo passa, la gente cresce --eccome-- ma certi meccanismi rimangono tali e quali, infantili. Per fortuna --si può pensare-- che rimane qualche cosa di 'piccolo' dentro di noi. Certo, sono assolutamente d'accordo: peccato che spesso rimangano le cose sbagliate...e più che cose 'da bambino', rimangono le cose brutali e volgari.

lunedì 20 giugno 2011

fumo negli o(re)cchi [¡viva la scienza!]

[Feynman a un convegno di intellettuali]

F: partecipava anche un sociologo, che aveva preparato e distribuito in anticipo la propria relazione. Cominciai a leggerla e sgranai gli occhi: non aveva né capo né coda. [...] provai una sgradevole sensazione di inferiorità, di inadeguatezza, finché mi decisi a farla finita. Avrei letto ogni frase lentamente e avrei cercato di decifrarla.
Mi fermai, a caso, e affrontai con la massima concentrazione la frase successiva. Non la ricordo a memoria, ma era molto simile a: «l'individuo in quanto membro di una comunità sociale spesso riceve informazioni attraverso canali simbolici visivi». Sapete che voleva dire? «la gente legge».
Passai alla frase successiva, e capii che ero capace di tradurre anche quella. E tutto divenne aria fritta: «a volte la gente legge, a volte ascolta la radio», ma era scritto in modo così sofisticato che prima non riuscivo a capire niente, e una volta decifrato non presentava niente da capire.
Accadde un unico fatto piacevole e divertente a quel convegno. Ogni singola parola pronunciata nelle sessioni plenarie era così importante che c'era uno stenotipista che trascriveva tutto. In una pausa della seconda giornata mi venne a parlare:«che mestiere fa lei? di sicuro non è professore...» «invece sono proprio un professore» «di cosa?» «di fisica...» «ah, si spiega!» esclamò «si spega che cosa?» «vede» rispose «io sono lo stenotipista e scrivo tutto quanto viene detto. quando parlano gli altri scrivo, ma non capisco. ogni volta che fa una domanda lei, o interviene, invece, capisco di che argomento si tratta, quindi avevo pensato che non fosse un professore.»
[...]
Al momento delle conclusioni, gli altri partecipanti dissero che [il convegno] era stato estremamente proficuo. Poi toccò a me: «questo convegno è stato peggio di un test di Rorschach, quando vi mettono davanti una macchia d'inchiostro informe e vi chiedono cosa vedete, ma se tentate di rispondere vi danno del matto»
Ma non era finita. Doveva esserci un'ultima seduta pubblica. Il presidente del nostro gruppo ebbe la faccia tosta di sostenere che data la quantità di lavoro svolto non c'era tempo per la discussione pubblica, avremmo soltanto letto al pubblico le conclusioni. Cascai letterlamente dalle nuvole: il nostro lavoro era stato zero!
[...]
«a mio parere» conclusi «non c'è stato nessun ordine, solo caos». Tutti mi si avventarono contro «non crede che dal caos possa nascere l'ordine?» «beh, intendete come principio generale?» non sapevo come districarmi da una domanda simile. Sì, no, ma poi in definitiva, che c'entra??
sta scherzando mr. Feynman!--Richard Feynman

mercoledì 9 febbraio 2011

heisenberg rivisitato

«In order to hold a very strong opinion, you have to exclude all the other opinions. And that means you have to become unreasonable.»
-Linus Torvalds-

(traduzione libera): quando si è molto sicuri della propria opinione su qualcosa, si perde inevitabilmente una faccia della questione. A prescindere da chi lo abbia detto -- non è questo l'importante -- è una situazione in cui mi ritrovo: tendo a diffidare da chi ha opinioni troppo decise e secche. o meglio -- diciamo la verità -- mi conforta, perché io non ne ho.

martedì 1 febbraio 2011

cercando scuse per cazzeggiare

«Le storie che si scriveranno, i quadri che dipingeranno, le musiche che si comporranno, le stolte pazze e incomprensibili cose che tu dici, saranno pur sempre la punta massima dell'uomo, la sua autentica bandiera [...] quelle idiozie che tu dici saranno ancora la cosa che più ci distingue dalle bestie, non importa se supremamente inutili, forse anzi proprio per questo. Più ancora dell'atomica, dello sputnik, dei razzi intersiderali. E il giorno in cui quelle idiozie non si faranno più, gli uomini saranno diventati dei nudi miserabili vermi come ai tempi delle caverne.»
-Dino Buzzati-

non mi va di scrivere la tesi.

mercoledì 15 dicembre 2010

mercoledì 8 dicembre 2010

il riso abbonda sulla bocca degli stolti

"Se vuoi un anno di prosperità coltiva del riso. Se vuoi dieci anni di prosperità pianta degli alberi. Se vuoi cento anni di prosperità istruisci degli uomini" - proverbio cinese

c'è sempre da imparare dai cinesi.

sabato 4 dicembre 2010

gustar(t)e

E' sabato. Dovrei studiare, lavorare, preparare domande...un sacco di cose insomma. Invece sono qui seduto sul letto con il computer in braccio, ad ascoltare canzoni che farei meglio a non ascoltare. belle però. e non è bello quando le cose belle, sono brutte. Ma non è di questo che volevo scrivere.

In realtà volevo continuare quel discorso sulla musica, ma mi è passata la voglia. Per cui farò (di nuovo) parlare qualcun altro in merito...e magari poi ripartirò da questo commento, sì, mi piace così. Intanto ecco qua:

"All'idea che il compositore crede di aver attinto qualche cosa di artistico corrisponde il fatto che quella musica non offre gran che a chi ascolta. Io ho un altro atteggiamento: anche se la maggior parte della gente non ama quello che faccio, quelli a cui piace si divertono; non la consumano perché è arte, ma perché ci provano gusto"

Questo è Frank Zappa.
Alla prossima

lunedì 15 novembre 2010

percorso

Ho letto questa frase sul blog di un amico, mi è piaciuta talmente che la voglio mettere pure qui (ma non andateglielo a dire, perché gliel'ho rubata ;)
Il primo giorno di scuola è sempre entusiasmante, ed anche la prima riunione del neonato gruppo di acquisto solidale, il primo giorno in cui si va a vivere insieme etc. Ma la costruzione di cose buone e migliori non si fa il primo giorno, si fa nel tempo, con pazienza, compromessi, ed una certa razionalizzazione del sentimento. Certo, poi ci vogliono anche le feste patronali, la vacanza a Parigi, i momenti in cui si riscopre perché si è iniziato un percorso. Ma il percorso non sono quei momenti.
vale un po' per tutto, credo, e non è male tenerlo a mente.

mercoledì 27 ottobre 2010

dargli spazio

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio.

Italo Calvino - le città invisibili

domenica 29 novembre 2009

stay hungry, stay foolish

C'è nessuno??? No, pare proprio di no. Va beh, vorrà dire che me ne vò via pure io, non prima di avere lasciato qui una chicca per l'Ipse dixit:
remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose: you are already naked, there is no reason not to follow your heart.
Questo lo ha detto Steve Jobs. Anzi piazzo qui anche l'intero discorso



è un po' troppo idealista, ma l'effetto è buono, credo...almeno lo è su di me.

giovedì 7 maggio 2009

Mea Culpa

Noi non accusiamo la natura di immoralità quando ci manda un temporale e ci fa bagnare: perché accusiamo l'uomo che fa male? Perché in questo caso supponiamo una volontà libera, dominatrice nel suo arbitrio, e nell'altro, invece, una necessità.
Ma questa distinzione è un errore. Inoltre: neppur il far del male volontariamente, noi lo chiamiamo sempre immorale; ad esempio, si uccide una zanzara intenzionalmente e senza esitazione,perché il suo ronzio ci infastidisce, si punisce il delinquente intenzionalmente e gli si fa del male per proteggere la società. Nel primo caso è l'individuo che, per conservarsi o anche per non procurarsi un dolore, fa intenzionalmente del male; nel secondo caso è lo Stato. Ogni morale ammette che si arrechi danno volontariamente in caso di legittima difesa: cioè quando si tratta della propria conservazione. Ma questi due punti di vista bastano a spiegare tutte le cattive azioni che l'uomo compie contro l'uomo: si vuole il nostro piacere o si vuole allontanare il dolore; in certo qual modo si tratta pur sempre della nostra conservazione. Socrate e Platone hanno ragione: qualunque cosa faccia, l'uomo fa sempre il bene, ossia: ciò che gli sembra buono (utile), a seconda del suo livello di intelletto e del grado di volta in volta raggiunto dalla sua razionalità.
Nietzsche - Umano troppo Umano

Guarda guarda cosa ti ritrovo a sfogliare Umano troppo Umano, uno dei miei "cavalli di battaglia": non esiste la colpa, ossia ognuno fa quel che ritiene giusto di fare, non c'è giusto nè sbagliato...per cui il giudizio in sè perde senso.

Pare che sia un pensiero molto più comune di quel che pensassi...meglio così.
Voi che ne dite? Io non riesco a trovare un punto debole nel ragionamento di Nietzsche, non fa una piega.

giovedì 4 dicembre 2008

una nuova definizione di grandezza

If you want to be important, Wonderful
if you want to be recognized, Wondeful
if you want to be great, Wonderful
but recognize that he who is greatest among you shall be your servant.
That's a new definition of greatness.

And this morning the thing that I like about it: by giving that definition of greatness it means that everybody can be great, because everybody can serve.
You don't have to have a college degree to serve;
you don't have to make your subject and your verb agree to serve;
you don't have to know about Plato and Aristotele to serve;
you don't have to know Einstein's theory of relativity to serve;
you don't have to know the second theory of thermodynamics in physics to serve;
you only need a heart full of grace,
a soul generated by love...
and you can be that servant.
Martin Luther King Jr.

Discorso tenuto alla chiesa battista Ebenezer, Atlanta, Georgia, 4 February 1968


Il testo integrale, con tanto di audio (solo un pezzetto però), è qui , ma vi avviso, è un po' lunghino.

mercoledì 1 ottobre 2008

ancora Ipse dixit (titolo mai così azzeccato)

Giusto per sedare la vostra sete di nuove cose da leggere su questo blog, nell'attesa di un post più "corposo", vi tengo buoni con il seguente pensiero (che mi pare mi abbia suggerito mio fratello):


La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile
Aristotele

Vorrei focalizzare l'attenzione non tanto sulla filosofia, ma soprattutto sul rapporto nobiltà-servitù del sapere.
In effetti come frase suona bene, ma qual è quell'aforisma che non pare giusto ad una lettura superficiale? In effetti è questo il punto debole degli aforismi: che sono frasi ad effetto, pensati per "suonare bene" più che per dire il vero. Quindi bisogna analizzarli bene prima di giudicarli.

Voi che ne pensate? E' giusto dire che uno studio che non serve a nulla è per ciò più nobile? Cosa si intende poi con nobile? Diciamo che a me pare tanto un modo di auto-convincersi che non stava completamente perdendo il suo tempo.

martedì 29 aprile 2008

Le tre metamorfosi

Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.

Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso le cose pesanti, più difficili a portare. Che cosa è gravoso? domanda lo spirito paziente - e piega le ginocchia, come il cammello, e vuol essere ben caricato. Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? - così chiede lo spirito paziente, - affinché io la prenda su di me e possa rallegrarmi della mia robustezza. Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? Far rilucere la propria follia per deridere la propria saggezza? Oppure è: separarsi dalla propria causa quando essa celebra la sua vittoria? Salire sulle cime dei monti per tentare il tentatore? Oppure è: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e a causa della verità soffrire la fame dell’anima? Oppure è: essere ammalato e mandare a casa coloro che vogliono consolarti, e invece fare amicizia coi sordi, che mai odono ciò che tu vuoi? Oppure è: scendere nell’acqua sporca, purché sia l’acqua della verità, senza respingere rane fredde o caldi rospi? Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo spettro quando ci vuol fare paura? Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto.

Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto. Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria. Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol più chiamare signore e dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”. “Tu devi” gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l’oro, e su ogni squama splende a lettere d’oro “tu devi!”. Valori millenari rilucono su queste squame e così parla il più possente dei draghi: “tutti i valori delle cose risplendono su di me”. “Tutti i valori sono già stati creati, e io sono ogni valore creato. In verità non ha da essere più alcun “io voglio”!”. Così parla il drago. Fratelli, perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta la bestia da soma, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione? Creare valori nuovi - di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione - di questo è capace la potenza del leone. Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone. Prendersi il diritto per valori nuovi - questo è il più terribile atto di prendere, per uno spirito paziente e venerante. In verità è un depredare per lui e il compito di una bestia da preda. Un tempo egli amava come la cosa più sacra il “tu devi”: ora è costretto a trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre, per predar via libertà dal suo amore: per questa rapina occorre il leone.

Ma ditemi, fratelli che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì. Sì, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo. Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello, e infine il leone fanciullo.

Cosí parlò Zarathustra. Allora egli soggiornava nella città che è chiamata: “Vacca pezzata”.

F.W. Nietzsche


Bene bene, non scrivo per un sacco di tempo e poi salto fuori con questo bel raccontino palloso di Nietzsche (che forse qualcuno di voi ha pure studiato a scuola), lo so me le cerco... Comunque questa "parabola" nietzschiana mi è sempre piaciuta molto, sia per il contenuto, ma anche - più banalmente - per l'atmosfera.

Bene bene, direi che posso anche chiuderla qui...come vedete è un periodo che se non faccio parlare gli altri no ho proprio niente da scrivere.

Hasta la vista :)

giovedì 6 marzo 2008

E vai di aforisma :)

Dopo il flop del principio antropico (e cosa mi aspettavo?) torniamo al beneamato ipse dixit:

"Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!"

beh, non ho bisogno di dire di chi è la frase... Non nascondo il mio accordo con il principio sopra esposto. Non dico di più perchè se comincio non smetto più! Voi che dite?

lunedì 25 febbraio 2008

Tea Time

"Prendi più tè." "Non ne ho ancora preso niente, non posso prenderne di più." "Vuoi dire non puoi prenderne di meno. È facile prendere più di niente."
Lewis Carroll



Questa mi fa sempre un sacco ridere :D :D
Come compito a casa (ri)guardatevi il film!