domenica 26 febbraio 2012

dalle stalle alle stelle

- ma fregatene di quello che pensano gli altri! se ti dicono di buttarti nel fosso ti ci butti?
- no, ma se mi spingono ci cado.

perfetta. non è mia eh. è presa da questa commedia. è una commedia dialettale, da ridere. ora non ne sono più molto convinto (sono un tipo dalle pochissime convinzioni. e quelle che ho, le dimentico tutte) ma quando ero lì a vederla, pensavo che quella roba lì era molto più forte, in tutti i sensi, di qualsiasi ricercata profondità o intellettualismo. semplicemente perché --volendo-- fa pensare ugualmente (anzi, più lucidamente, senza troppo fumo negli occhi) e poi --appunto-- fa ridere, che non è per niente poco.
ma non servono molte più parole, quelle due battute qui sopra spiegano giù tutto.

giovedì 22 dicembre 2011

non è sempre così semplice come si pensa, ma nemmeno mai

quando ero piccolo e vedevo qualcosa nel mondo adulto e serio che mi sembrava avesse poco senso, pensavo che avesse delle buone ragioni per essere così com'era e che di sicuro qualcuno ci aveva pensato e lo avevo studiato e analizzato e si era giunti per passi a quella soluzione, che, se non era quella ottimale, di sicuro non ce n'erano altre banali a portata di mano. bè dai --mi dicevo-- figurati se è così stupido e non ci hanno pensato.

credo di aver capito che non è sempre così. che quando le cose si costruiscono per stratificazioni, per abitudini culturali eccetera, capita spesso che il risultato a cui si arriva --che poi non è un risultato, ma solo un punto intermedio-- sia completamente idiota, e lo si capisce al primo sguardo. ma le cose stanno così, e magari molti hanno interesse al fatto che stiano così, per cui così rimangono, per quanto idiote siano, anche se soluzioni migliori e banali ce ne sarebbero un milione.

applicazione:
lo dicono tutti, su tutti i giornali, per cui ormai siamo arrivati al punto in cui tutti quanti hanno capito e dunque --si spera-- cambierà qualcosa. ma che sia una cosa stupida, lo si capiva da subito: parlo delle società di rating, quelle che misurano la febbre delle banche e degli stati e ci dicono quali stanno bene e quali stanno male. e fin qui, può passare. il punto assurdo è che queste società sono società per azioni, sono di proprietà di privati e molto spesso le fondazioni bancarie sono tra gli azionisti. dunque i problemi sono (almeno) due: 1.confusione tra controllore e controllato, ossia conflitto di interessi 2.questi ci devono guadagnare! (e qui si aprirebbe una valanga di discorsi a proposito di quali campi è giusto che siano gestiti a fini di lucro e quali no, ma lasciamo perdere) e non è che lo fanno di nascosto o illegalmente, tutti quanti sanno che sono società per azioni e dunque a scopo di lucro..ma quale senso può avere se un loro batter di ciglia può fare il bello e il cattivo tempo di una banca e perfino di uno stato?! quale logica c'è nel fatto di fare giudicare istituti e istituzioni da persone che lo fanno per guadagnare soldi? non solo. avevo detto almeno due. un altro problema è che questi giudici, oltretutto, hanno pure sbagliato clamorosamente in casi come --e dici poco-- il fallimento di lehman brothers. dunque, anche ammesso che lo facciano in buona fede, non sono capaci..e che fanno lì ancora? perché ci crediamo ancora?

martedì 13 dicembre 2011

leggeressere

quando le cose vanno un pochino male, e non si hanno grossi motivi per essere leggeri ed ottimisti e sereni, questi motivi nondimeno si cercano. a volte li si trova, a volte no. a volte sono saldi a sufficienza per superare dignitosamente la fase negativa. a volte invece sono macchinosi e forzati e ci si crede --se ci si crede-- solo per il tempo di una misera nota soddisfacente nella bufera di dissonanze.

dove li si cerca questi motivi?
la prima opzione è cecarli in quel che si ha. magari sono triste perché sono basso, però ho dei bei capelli, dunque mi attacco ai capelli per 'dimenticare' la statura. questa è l'opzione più banale. ognuno ha dei punti deboli e dei punti di forza --(ci) si dice-- per cui se non sono bravo a calcio chi se ne importa, sarò bravo a scacchi.

a me questo sembra tanto una pezza. se sono triste perché sono basso, non dovrei risollevarmi con i capelli, dovrei risollevarmi cercando di capire che non dovrei essere triste perché sono basso. ossia: non credo che per avere dei punti stabili a cui aggrapparsi nei momenti difficili sia utile attaccarsi alle cose che si hanno (intese come cose che si toccano e talenti personali ecc..).
non posso essere contento perché ho dei bei capelli, perché questo significa che quello che li ha brutti è destinato ad una vita triste (se è pure basso lo abbiamo perso definitivamente).
quindi, quel che voglio dire --ma è più una domanda-- forse bisognerebbe trovare motivi per essere sereni *a prescindere* da quel che si ha e dalle proprie qualità. o forse essere contenti di quel che si ha, ma a prescindere da cosa e come sia.
capite cosa intendo? e se poi un giorno i capelli mi diventassero brutti? e se poi non sarò più bravo a giocare a scacchi? non solo, ma in questo modo basta incontrare qualcuno che ha i capelli (cioè il tuo punto forte) più belli dei tuoi, e vai in depressione. e la serenità diventa condizionata ad una gara ad essere più bravi e più belli degli altri: se si è sopra la media, si può essere contenti e sereni, altrimenti no.
è evidente che c'è qualcosa che non va.

è anche evidente che sto dicendo delle banalità, e cioè che è meglio essere sereni che non esserelo, a prescindere da quel che ci capita o che siamo. la cosa interessante sarebbe capire come farlo, e non lo so. ci sono fior fior di religioni e filosofie che ci hanno provato, forse bisognerebbe andare a guardarsi quelle, magari con un po' più di rispetto di quel che spesso gli si porta (parlo per me).

tuttavia, senza scomodare nessuna spiritualità, io credo che sia già di aiuto digerire bene questo, e cioè che è molto facile essere sereni se le cose vanno bene e altrettanto facile non esserlo quando vanno male, ma che si può cercare di prescindere un pochino da quel che succede e cercare di essere sempre più leggeri..semplicemente perché si sta meglio e perché, in fondo, pensando da dove veniamo e dove dobbiamo andare, forse vale la pena cercare di divertirsi, come d'altra parte dicono tutti quelli che già hanno vissuto. 

martedì 8 novembre 2011

genio come un pesce

everybody is a genius. but if you judge a fish by its ability to climb a tree, it will spend its whole life believing that it is stupid ~a.einstein

¿è vero o ci suona bene solo perché ci fa pensare --a noi mediocri intendo-- di essere semplicemente mal impiegati o incompresi?

mercoledì 26 ottobre 2011

tiger tiger burning bright

in the forest of the night. eccetera.
ve la ricordate questa filastrocca di --oddio, ho un vuoto di memoria-- va bè, non mi viene proprio in mente; poi la cerco.
la bellezza della tigre.
evidentemente quello che si vuole mettere sotto gli occhi, e di cui la tigre è simbolo, è la bellezza incastrata in qualcosa di terribile. forse anche un po' di più: la bellezza della tigre, il suo fascino, perderbbero molto senza la sua ferocia; dunque non è bellezza nonostante la ferocia e il terribile, ma fusa con questi. 'fearful symmetry' dice poco dopo: è la simmetria stessa (qui sinonimo di bello, di qualcosa di positivo) ad essere spaventosa.
dunque, la domanda è questa: è possibile immaginare un mondo senza ferocia pensando che sia più bello?
è ovviamente una semplificazione a grana molto grossa; pur tuttavia, --specificando che con ferocia si intende tutto quanto c'è di bestiale, animale, istintivo, iracondo, buio in noi-- a me sembra una domanda sensata. va bene, sto usando concetti senza aver chiarito bene cosa ci sta sotto, verissimo e sono il primo a starci scomodo, ma cerchiamo di resistere e vediamo dove si arriva.

in un libro di Russell (storia della filosofia occidentale), la stessa questione è posta come piccolo dialogo virtuale tra buddha e nietzsche. il secondo: difensore della brutalità, ssotenitore della sofferenza, della necessità e, di più, desiderabiltià dell'oscuro: i suoi eroi sono Napoleone, Sigfrido, Achille..insomma personaggi spregiudicati ma forti, singole figure con un lato splendente, nobile (parola che gli sarebbe piaciuta) fatto di grandi e gloriose azioni, ed uno oscuro, meschino e menefreghista. il primo: difensore di una fratellanza universale, sognatore del tramonto di ogni forma di sofferenza a danno di qualsiasi essere vivente, di un egalitarismo incondizionato, della fine di ogni spigolosità e ruvidità in favore della vita serena, senza intoppi, senza dolore.
nietzsche non ci sta. il sogno senza dolore del buddha gli sembra un incubo. la vita senza sofferenza, la serenità beata, senza ostacoli da superare, senza sfide da vincere, sono per lui l'essenza dell'insipidità, la stagnazione più totale, senza più alcuna possibilità di migliorare, di superarsi e di essere quindi grandi e gloriosi. è proprio quel muro di buonismo razionale contro cui intende scagliare tutta la sua filosofia.
allora: a primissima vista, a uno che ti chiede Preferiresti una vita col dolore o una senza? tutti quanti (va bè, molti) non avrebbero dubbi.
però sono convinto che pensandoci un po' meglio e soprattutto con un po' di onestà, altrettanti riconoscerebbero che quel che dice nietzsche non è solo un'accozzaglia di provocazioni deliranti: c'è qualcosa che attrae (perlomeno) la mia onestà in quello che dice, e il fatto che abbia parlato quasi solo di questo lato della storia la dice lunga.
questo premesso, io sto dalla parte di buddha. ma, come d'altra parte dice Russell, non è una convzione di ragionamento...insomma, non è così evidente dove stia e quale sia il punto debole della visione 'fiera' che mi faccia dire, no no, non è così. è più una qualcosa di inconscio, un sentire una nota stonata ma non capire bene quale sia, un rifiuto di accettare Sigfrido come modello collettivo ('collettivo' invece non sarebbe piaciuta).

[william blake]

venerdì 30 settembre 2011

frullato al *naturale*

cos'è naturale?

a un primissimo livello, quello più grossolano, più orizzontale (nel senso di orizzonte) è naturale tutto cioè che deriva dalla natura, cioè tutto. e appunto, dato che ci cade dentro tutto, questo concetto non risulta molto illuminante. ma è bene tenerlo a mente: in fin dei conti tutto è naturale.

avviciniamoci dunque un pochino, per cominciare a vedere le differenze e i diversi gradi di 'naturalezza'. la prima distinzione che ci viene naturale è quella tra cose che in qualche senso c'entrano con l'uomo e cose che ne sono indipendenti.
una casa non è naturale tanto quanto un fiume.
ma perché? dopotutto la casa è fatta di pietre, legno..insomma mi capite. il punto è proprio che nella casa c'è di mezzo un'azione umana, che ''deliberatamente'' decide di 'modificare' la natura (ma mi piace comunque ricordare la visione orizzontale, questa modifica è pur sempre *nella* natura e non fuori). una piccola parentesi qui: molti altri animali 'modificano' la natura (a dire il vero tutti), ma in questi gesti noi non riconosciamo un'innaturalezza. quindi sembra che attribuiamo alla razionalità (che pensiamo una nostra prerogativa, ma ci sarebbe da discutere) una capacità di essere un pochino più fuori dalla natura.

non solo, possiamo andare ancora un po' più vicino, e vedremo che all'interno dello uomo stesso, noi riconosciamo una differenza, una sfumatura di naturalezza che va decrescendo dall'animalità, instinto ec..al ragionamento ecc...
quindi l'uomo stesso può fare cose più o meno naturali, essere più o meno naturale.

non è poi detto che quel che la ragione dice di fare non sia in un qualche modo collegato a quello che l'istinto dice di fare. cioè a dire, andando ancora più vicino, le cose si spaccano e confondono ulteriormente, come guardare un film appiccicati allo schermo. e qui, dunque, ci si incastra e i ragionamenti si piegano su se stessi. i miei senz'altro.

una cosa che mi sembra importante, e che si inserisce a questo livello di sguardo (quello incastrato), è questa: la naturalezza è trasversale al giudizio etico. ossia, non tutte le cose naturali sono buone e quelle non-naturali cattive.
a volte sentiamo giustificazioni di azioni col fatto che sono naturali. ma c'è qualcosa che non va: molto del nostro essere (razionale?) è di fatto un agire *contro* quel che è naturale (anche qui però, sarebbe un contro nella natura, quindi viene anche da chiedersi com'è possibile che la ragione, che a livello più alto è pur sempre un prodotto della natura, in un certo senso la rinegghi, la giudichi e la rinneghi). in effetti molte cose naturali sono semplicemente ingiuste, brutte, dissonanti (basta vedersi un po' di national geographic =)...è naturale 'farsi giustizia da sé' ad esempio , la 'legge della giungla' non è il massimo di giustizia sociale, ecc... non fatemi fare esempi che siete molto più bravi voi di me (mangiare animali è naturale, ma questo lo rende una cosa *da fare*?oppure: la mononogamia non è naturale per l'uomo, abbiamo desideri, istinti ecc.. eppure la scegliamo (questo la rende speciale))
altre volte, invece, la ragione ci spinge a scegliere quel che è più naturale, ad esempio preferiamo mangiare cose su cui l'uomo ha agito, modificandole, il meno possibile.

quindi? quindi un bel niente, dopo essermi incartato rigirato e contorto più di una volta, tanto vale pensarci ancora un po'.